1. Il suo metodo era la bontà
Quella giovane suora, a cui sono mancati affetto e tenerezza durante l’infanzia, sapeva più di ogni altro quanto fossero le attenzioni e la gentilezza ad aprire il cuore di un bambino.
“Ricordiamo ancora un povero bambino chiamato ‘Buffart’ che, grazie a Suor Eugenia, fu perfettamente preparato per la Prima Comunione. Semiparalizzato, senza nessun rifugio se non una misera soffitta dove c’era un lettuccio che lui poteva a malapena lasciare, il povero sfortunato vide presto un raggio di cielo illuminare la sua solitudine.
Suor Eugénie gli insegnò che la Santa Vergine era sua Madre, che lo amava e vegliava su di lui dal cielo.
Gli spiegò anche che la preghiera trova sempre la strada per il Paradiso e che la Madre del Salvatore divino è attenta al minimo richiamo dei suoi figli quaggiù.
E il cuore di Buffart si aprì a quelle prospettive radiose che, fino ad allora, non aveva nemmeno sospettato. Cominciò ad amare molto la Santa Vergine; offrì alla buona Madre i tesori di tenerezza che il suo povero cuore ferito conteneva. Ogni sera, nel freddo e nella solitudine della sua soffitta, la pregava con amore. E quando sappiamo quali meraviglie compie la Santa Vergine in un cuore che si abbandona a Lei, capiamo che il parroco, che aveva raccomandato il povero bambino alle suore, non poteva ammirare abbastanza la trasformazione operata in quell’anima e il suo amore così vero per Gesù e Maria.” (p.90)
Suor Eugénie si interessava a tutti con instancabile dedizione.
Con i bambini si comportava come con le suore della sua comunità, e questo si riassume in queste parole: “AMARE DI PIÙ”.
Una delle sue consorelle raccontò: “Quanto era brava con noi!… Era così attenta e gentile… Sebbene si dimenticasse di se stessa, pensava a noi. ”